15
Wed, Apr

Stroncato un giro di spacciatori minorenni. I carabinieri eseguono 4 collocamenti in comunità. Da una denuncia di estorsione dello scorso ottobre, è nata l’indagine che oggi ha consentito oggi di mettere fine ad una attività di spaccio gestita da un gruppo di minorenni, nell’area nord di Trento.

All’alba, i Carabinieri della Compagnia di Trento hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare con collocamento presso una Comunità nei confronti di 4 minorenni, ritenuti responsabili di detenzione e cessione di stupefacenti.

L’operazione, condotta con l’ausilio di una unità cinofila antidroga, nel corso delle perquisizioni domiciliari ha portato al sequestro di 105 grammi circa di marijuana, di un bilancino di precisione, nonché di materiale per la preparazione e il confezionamento dello stupefacente.

L’indagine denominata “Amore Mio” in analogia al modo con cui il “giovane capo banda”, soprannominato “Napoli”, era solito chiamare i suoi stretti “collaboratori”, è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Trento, sotto la direzione della Procura della Repubblica per i Minorenni del capoluogo e ha permesso di acquisire importanti e gravi elementi indiziari, condivisi dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale per i minorenni, a carico di sei ragazzi di Trento che, nel tra ottobre e dicembre 2019, hanno condotto una disinvolta attività di spaccio a favore di numerosi clienti, quasi tutti coetanei, alimentando il mercato di “hashish marijuana” nei quartieri settentrionali del capoluogo.

Le cessioni venivano organizzate in diversi luoghi di incontro nella città, ritenuti idonei e non usualmente frequentati dagli spacciatori, per evitare eventuali controlli delle Forze di Polizia.

Complice la giovanissima età degli indagati e il modo di muoversi e comunicare tra loro, l’attività di controllo e pedinamento è risultata particolarmente delicata e complessa.

Molte le cessioni a di vendita al dettaglio accertate, per dosi dai 5 ai 10 euro, che nel tempo hanno fruttato una cospicua somma di denaro agli spacciatori in erba.

Dalle prove costituite, per quattro di loro è stata disposta la misura cautelare del collocamento in varie comunità del Triveneto e tutti i sei dovranno rispondere di spaccio e detenzione di stupefacente, in concorso tra loro.

La Squadra Mobile della Questura di Trento, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trento, ha eseguito un provvedimento di divieto di avvicinamento di un cittadino tunisino H.H., di anni 24, residente in provincia di Trento, alla moglie, H.B., 21enne, perché resosi responsabile dei reati di maltrattamenti e stalking.

La misura cautelare si è resa necessaria perché all’esito delle indagini condotte dalla Polizia di Stato, è emerso che la donna fosse stata nel passato, anche recente, vittima di ripetute percosse, ingiurie, minacce gravi e lesioni volontarie da parte del convivente.

Le vessazioni, fisiche e psicologiche compiute dal cittadino tunisino si sono protratte fin dal 2015 nei confronti della coniuge, allora ancora minorenne. L’uomo non ha cessato di perseguitare la donna neppure quando quest’ultima si è decisa ad interrompere la convivenza, rivolgendosi al Questore di Trento perché comminasse, così come avvenuto, un ammonimento al tunisino.

La vittima, sfiancata fisicamente e psicologicamente, dagli abusi inflittele è caduta in un forte di forte prostrazione psicologica, tale da determinare anche un significativo cambiamento nelle abitudini di vita della donna.

Le attività investigative portate avanti dalla Squadra Mobile della Questura di Trento, hanno messo in luce episodi di grave violenza psicologica e fisica, commessi dal cittadino tunisino, anche quando la donna era incinta.

In particolare, è scaturito che la donna fosse stata costretta a rendere conto all’uomo dei suoi spostamenti, così come pedinata ed aggredita fisicamente anche innanzi alle amiche nonché costretta ad abbandonare la scuola.

La donna, interrotta la convivenza, si è rifugiata in una comunità. Ma l’uomo è riuscito a rintracciarla molestandola reiteratamente, spingendosi ad aggredirla all’interno di un locale pubblico afferrandola per i capelli costringendola ad uscire.