Suor Luigina Riccadonna, dopo che è stata per 68 anni con Tionesi ma a servizio dei Giudicariesi (e non solo), si è spenta a 98 anni in Valsugana nella Casa di Riposo delle Suore di Maria Bambina dove era stata ricoverata in questi ultimi anni. Ne sento già la sua mancanza; era venuta a trovarmi salendo a fatica i 57 gradini per venirmi a salutare in mansarda con amabilità ed amicizia, col suo sorriso che era sempre delicato come una leggera carezza. Poche e semplici parole, un semplice ciao, ma qualcosa che ti restava dentro… e che mi resta dentro, incancellabile.
L’avevo incontrata nel 1947, nelle corsie dell’Ospedale, dove era voluta rimanere dopo che vi era giunta con l’Ospedalino di Trento durante la seconda guerra mondiale per sfuggire ai bombardamenti di quella città. Perciò è stata fra noi per ben 68 anni a servizio di tutti i Giudicariesi (e certamente non solo) nella sua silenziosa dedizione fra le corsie di quelo che per lei ormai era ed è stato il “suo” ospedale. Una “suorina” che già si sente di dover ricordare pubblicamente soprattutto per il gran bene che ha saputo diffondere attorno a sè sempre nel silenzio e nel nascondimento onorando la sua “residenza” nella borgata di Tione dove è rimasta, a servizio della gente, anche dopo che le Suore avevano dovuto lasciare il nosocomio giudicariese.
Suor Luigina Riccadonna era nata nel giugno 1922, nell’aprico villaggio di Rango, nel Bleggio, là, subito sotto il Passo Durone, dove per secoli sono passati gli emigranti nel loro mesto peregrinare in cerca dell’arcinoto ed amaro “pane delle sette groste”. Ben presto aveva lasciato i verdi declivi del “suo” amato Bleggio per seguire la “chiamata di Dio” che l’aveva portata a diventare parte della famiglia delle Suore di Carità e comunemente conosciute come Suore di Maria Bambina.
Subito dopo i voti religiosi venne inserita nelle lunghe file delle suore di Maria Bambina che operavano presso gli ospedali e le Case di Riposo come infermiere ed anch’ella si trovò, pertanto, ad occuparsi dei bambini dell’Ospedalino di Trento. Ma, nel 1944, a causa del pericolo dei bombardamenti aerei sulla città, il reparto di suor Luigina venne trasferito presso l’Ospedale di Tione: da allora era ed è diventata cittadina tionese, anche quando, nel 1995, le suore hanno dovuto abbandonare la loro preziosa presenza nell’ospedale e ritirarsi in un’abitazione privata per rendersi ancora presenti, sia ufficialmente presso l’ospedale fino al 2005, sia nella comunità cittadina e parrocchiale sotto molteplici aspetti, sopratutto visitando nelle case gli anziani soli e gli ammalati che hanno potuto continuare ad usufruire ed a “godere” della presenza delle religiose così cariche di quel loro carisma proprio delle suore del Maria Bambina, e del quale proprio suor Luigina ne era le ne è stata la testimonianza più esemplare.
Per i Tionesi, e per tanti Giudicariesi (per non parlare dei tanti turisti ed ammalati passati in corsia) suor Luigina continuerà a rimanere una delle più preziose “suore de l’Ospedàl” poiché è stato proprio in quell’ambiente che la sua amabile disponibilità si è dipanata con dedizione ed una generosità che non ha l’eguale. Era giunta nel nosocomio tionese - con tutta la schiera dei suoi mai dimenticati bambini - quando ancora l’Ospedale di Tione (costruito dai Giudicariesi per i Giudicariesi in tempi assai “duri”) era poggiato quasi unicamente sulle responsabili spalle delle Suore chiamate da mons. Donato Perli negli anni Trenta (l’Ospedale iniziò ad operare nel 1931), che già le aveva volute nel 1912 nella borgata per l’Asilo infantile. In quegli anni l’impegno di lavoro e di dedizione nell’Ospedale non era facile e certamente vi è ancora chi ricorda quel lungo terribile periodo, per di più aggravato sia dalla presenza del reparto “sanatorio” per le giovani donne ammalate di tisi, e poi reso ancora più difficile dai condizionamenti di guerra, per cui anche suor Luigina dovette farsi in quattro persino per andare a “chiedere la carità” della gente per i suoi bambini ammalati e privi di tutto.
Suor Luigina ha portato in sè - sempre con serenità e con il sorriso sulle labbra - l’impronta di una dedizione all’Ospedale che, per noi uomini del Duemila, ha dell’incredibile: situazioni purtroppo oggi troppo presto dimenticate, ma che hanno lasciato il segno e che si dovrebbero in qualche modo riportare all’attenzione delle nuove generazioni, per trasmettere loro la forza ed il coraggio di superare le odierne difficoltà che potrebbero essere meglio affrontate con quel coraggio, quella forza, quella costanza che è stata vissuta dalle generazioni di cui suor Luigina che ne rimane una figura emblematica. Ed è rimasta tale anche per la sua fermezza quando qualcosa non sembrasse andare per il verso giusto, diventando capace di scelte sempre adeguate alle persone e non ai freddi e meccanici dettati organizzativi. Mi piace pensare che nelle corsie dell’ospedale - oggi diventate diverse e diversamente animate - possa aleggiare ancora quella leggera e silenziosa presenza d’una suorina piccola e gentile che non la sentivi se non quando ti era vicina, a aveva sempre un sorriso, una parola leggera e tenue, quasi una carezza, e “ti serviva” come tu fossi il “suo Signore”, con quello spirito di carità vera che non era né imposizione, né stretta osservanza di un comandamento o di un regolamento, ma soltanto l’emanazione spontanea della sua stessa essenza di donna e di religiosa, che si sentiva felice nell’aiutare il suo prossimo e renderlo contento. Mi piace pensare - per quanto anche personalmente sperimentato - che la figura di suor Luigina sia rimasta un personaggio eccezionale e mai dimenticato anche per tutto il personale dell’Ospedale: dal personale medico a quello infermieristico, dal personale di servizio a chiunque abbia avuto rapporti di lavoro con lei. E così fra la gente di Tione che, negli ultimi anni, la vedeva alla messa delle 9 e poi soffermarsi con qualcuna o qualcuno con una buona parola animata e sorretta dal suo infondibile sorriso.
Questa è la suor Luigina che mi piace ricordare nel momento in cui dal cielo ci dà il suo “addio” che rimane un sorridente “arrivederci”.
